La scultura come trasformazione della materia da sostanza naturale a linguaggio emozionale e la vita dell’uomo come un costante attraversamento, una connessione di “riti di passaggio” sono alla base della poetica dello scultore Filippo Leto, la cui serie di dieci opere in tecnica mista esposte traduce in opera d’arte le teorie antropologiche dell’etnologo tedesco Van Gennep, da tempo oggetto di ricerca dell’artista. I riti di passaggio sono quei momenti della vita di un uomo che lo consacrano ai vivi e lo rendono parte di una comunità. Filippo Leto si concentra in particolare su quelli che l’uomo ha perpetrato, seppure in epoche e geografie differenti, come il passaggio dall’infanzia all’età adulta, dalla vita alla morte.

Filippo Leto è nato a Palermo nel 1980. Laureato all’Accademia delle Belle Arti, conduce una ricerca personale ed eclettica, che spazia dall’arte religiosa alla scultura di gusto contemporaneo, mantenendo tuttavia in ogni opera una concezione dell’arte come ierofania, manifestazione del sacro, religioso e antropologico.
INGRESSO LIBERO NEGLI ORARI DI APERTURA DEL LOCALE. MARTEDI’ CHIUSO